Posted By Diyar Üren Mehrovî on 05/22/2018

Le Voci dell’Inchiesta 2018: gran finale con focus sulla Siria e il concerto di Diyar Uren Mehrovi

Le Voci dell’Inchiesta 2018: gran finale con focus sulla Siria e il concerto di Diyar Uren Mehrovi

Pordenone (PN) - L’ultima giornata dell’undicesima edizione de "Le Voci dell’Inchiesta", il festival promosso da Cinemazero, che da cinque giorni ha aperto un’importante finestra sul mondo, porta anche domenica 15 aprile ospiti cruciali per comprendere l’attualità, anteprime nazionali e super premiate e momenti di approfondimento di settore.

A presentare il documentario, un caleidoscopico ritratto degli avvenimenti, Francesco Strazzari - Professore associato di scienza politica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, adjunct research professor al Norwegian Institute of International Affairs, specializzato in studi di sicurezza, conflitti armati, geopolitica e criminalità organizzata transnazionale.

L’ultima sera non può non svelare anche le scelte della giuria chiamata ad individuare il miglior documentario dell’edizione – il critico Fabio Francione, il regista fresco “Nastro d'argento” Antonio Bellia e il presidente di giuria regista e sceneggiatore Italo Moscati - nonché verrà consegnato l'atteso premio del pubblico, prima di lasciare il palco per l’esclusivo concerto dedicato al Kurdistan Diyar Uren Mehrovi con l’accompagnamento dei Cantalicunti.

Il gran finale è affidato al film vincitore del prestigioso premio Cameraimage 2017 e premio del pubblico al Madrid Doc Film Festival 2017, "Radio Kobani" di Reber Dosky, e che mostra la libertà di una radio, rifugio e conforto per sopravvissuti, soldati e musicisti, costruendo uno dei più accorati ritratti mai realizzati di Kobane, città occupata e distrutta dallo Stato Islamico, ma strenuamente difesa e ricostruita dai suoi abitanti curdi.

Diyar Uren Mehrovi viene da un villaggio nel cuore del “Grande Kurdistan” (la montuosa regione del Botan, nell’attuale Kurdistan turco), ma la sua famiglia – che ha sacrificato molte giovani vite alla lotta per la libertà e la pace – fu costretta a “trasferirsi” in Iraq, poi in Grecia, poi in Francia. La musica lo ha portato in Italia, dove ha trovato il suo baglama saz, strumento gettato in fondo al Mare Egeo dai trafficanti di esseri umani e recuperato, come un segno del destino, al suo arrivo qui.
http://www.fvgnews.net/view.php?t=n&k=24330


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